12/11/2009

il palato di San Martino

Apriamo un altro filone di ragionamenti stasera... da buon Geologo, non posso esimermi dal proporre degli itinerari enogastronomici ai nostri ragionamenti, d'altronde come disse un mio prof... "el Geologo che no beve e no magna, no capirà come se fa na montagna". Ed è vero, non conosco Geologi che non siano buone forchette e buoni bicchieri (se questo fosse il parametro penso di essere tra i Grandi Geologi). Da questo post inizierò a raccontarvi dei posti dove amo mangiare e bere e che ormai sono mie frequentazioni abituali. Alcuni li vedete riportati in link qui a fianco. Stasera, notte di San Martino, con nel palato ancora il sapore della tradizionale oca, vi parlo della trattoria "La Famiglia" a Correzzola (PD), classico posto "in culo ai lupi" che o ci vai per un motivo o non ci vai... Allora, intanto, il borgo è piuttosto tranquillo, poco distante dalla Romea, immerso nel verde, ci trovate un'abbazia medievale benedettina e le sue pertinenze, la zona è ideale per itinerari in bicicletta e per ammirare la bassa pianura padovana e le opere di bonifica idraulica, e poi... e poi c'è "la Famiglia" accogliente trattoria a gestione, appunto, familiare. Ambiente rustico, ma accogliente e molto curato. Val la pena venirci, innazitutto per la cortesia del gestore, il sempre affabile Cristiano, se amate sentir parlare di vini e di ingredienti particolari, se volete conoscere una persona che ha fatto di una passione una professione, Cristiano è la persona giusta, in cabina di regia , ovverosia la cucina con i vari membri della famiglia, trovate a dirigere la sua signora moglie, Cinzia, presenza fondamentale. Qui non solo trovate il recupero della tradizione culinaria padovana, fatta di ingredienti delle nostre zone e piatti tipici, rivisti e corretti per essere più appetibili, ma vi accorgerete di una cura davvero appassionata nella scelta degli ingredienti migliori, nonché di una attenzione certosina negli abbinamenti dei vini (buon assortimento con alcune presenze davvero particolari, scelte personalmente da Cristiano). Gli ingredienti sono selezionati con cura, dai vini, alle carni, al pane fatto in casa, sino al caffé (assortimento di miscele mai visto, chi ama il caffè non può esimersi da un tour), ai cioccolati (qui i golosi non si lamenteranno), le produzioni sono artigianali e da dire che la preparazione dei piatti, anche i più corposi, è fatta con una tale attenzione da renderli estremamente gustosi e leggeri. La tradizione culinaria padovana, si sposa con una ricercatezza dei sapori e delle presentazioni dei piatti davvero degna di nota. Inoltre, la cortesia qui è davvero di casa. Da ultimo, ma non per importanza, chi mi conosce, conosce anche la mia proverbiale taccagneria.... per cui, se vengo qui a mangiare, significa che non solo si mangia bene, ma si spende pure il giusto, anzi, a dire il vero, anche un po' meno. Beh... m'è venuta fame di nuovo.... alla prossima.

Trattoria.jpg

10/11/2009

il fossile della settimana: Crinoidi

Arthroacantha carpenteri.jpgRitorna il fossile della settimana, dopo lunga ingiustificata assenza. So che non ne potevate stare senza oltre. Presentiamo il gruppo dei Crinoidi, gruppo di organismi marini, tuttora esistente, che vede la luce nell’Ordoviciano (i milioni di anni non ve le dico più, andate a vedervi la tavola del tempo geologico, presentata illo tempore). Intanto, i Crinoidi nella classificazione tassonomica fanno parte del gruppo di invertebrati del tipo Echinodermata, sono primi cugini dei ricci di mare, sottotipo Pelmatozoa che raggruppa le forme prevalentemente fisse (ciò non mobili), la Classe Crinoidea, si divide in 4 sottoclassi, Camerata, Inadunata, Flexbilia e Articulata, le prime tre compaiono nell’Ordoviciano, hanno un’amplissima diffusione, ma ad inizio Mesozoico, nel Triassico, spariscono bruscamente, vittime di una delle grandi estinzioni di massa della storia terrestre, quella avvenuta a fine Permiano appunto, che segna anche la fine del Paleozoico, in questa estinzione ci lasciano le penne soprattutto le forme fisse, quelle peduncolate. Gli Articulata compaiono proprio in questo momento, si diffondono nel Mesozoico e sono tuttora presenti, dal mesozoico in poi le forme libere, cioè non fissate al substrato con peduncolo, divengono prevalenti. Ma vediamo di capire cosa sono questi Crinoidi (nella foto Arthroacantha carpenteri, Devoniano,  fonte Paleoportal). Sono organismi marini, dotati di un stelo, che può avere un sezione da circolare a stellata, un apparato radicale per fissarsi al substrato (nelle forme fisse, non c’è nelle forme mobili, non vincolate al fondo), che può essere fatto come delle radici vere o proprie, o come un’ancora o un chiodo, vi è poi sopra questo la corona, dove troviamo la teca, che ospita, di fatto, buona parte del “corpo” dell’organismo, ossia l’apparato boccale e anale (talora i due orifizi sono pericolosamente vicini) e le braccia che spesso hanno numerose diramazioni, alla base di queste c’è il tegmen, ossia l’area ventrale dell’organismo dove, appunto, risiedono la bocca e l’ano. Va detto che i crinoidi sono completamente ricoperti da piastrine calcare, la cui disposizione (forma, mosaico, numero di giri) è assai importante nell’identificazione specifica. Ornamentazioni particolari, possono essere spine sullo stello, o i cirri, diramazioni dello stello piumiformi o le pinnule, diramazioni piumiformi delle braccia. Questi organismi sono sessili e si nutrono del materiale organico in sospensione nelle acque. Sono piuttosto delicati nella scelta delle temperature e della salinità, per cui sono anche buoni indicatori nelle ricostruzioni paleoambientali, hanno colonizzato habitat sino a 6mila mt di profondità. Non vi tedierò, non sono così sadico, sulla classificazione stretta, basata sui giri di placchette calcaree della teca, cosa che all’università mi appassionava, però, val la pena dire che le placche costituenti l’esoscheletro di questi organismi, a testimonianza dell’abbondanza che questi dovevano avere, sono elementi assai abbondanti in vari membri (è un termine tecnico non fate doppi sensi infantili) rocciosi di formazioni carbonatiche, tanto che alcune vengono appunto definite Encriniti, per la massiccia presenza di resti di crinoidi. Mi par di ricordare tra le tante l’encrinite di Fanes. Alla prossima.

09/11/2009

20 anni fa. La Caduta di un Muro

9 novembre 1989, nella mediocre classe studentesca d'oggi questa data dirà nulla. Ma alcuni di noi la ricordano, avevamo 10 anni noi del '79. E ricordo i telegiornali e i discorsi a casa. E mio Padre che mi guardava con speranza. Dalle immagini di allora la speranza di quella gente era tanta, per la Libertà, la Democrazia, L'Europa... a 20 anni da allora molto è davvero cambiato, talora in meglio, talora in peggio... molto tempo lo abbiamo anche perso... La Democrazia  Europea è ancora indietro..... e la stessa Democrazia d'oggi va profondamente ripensata. Non va dimenticato quel tempo e la Speranza di quell'evento. Non è più il tempo degli indugi...

07/11/2009

4 parole in croce

1272_a2136.jpgCome sempre non vorrei parlare di queste cose, ma non mi sottraggo. Mi riferisco alla sentenza europea che ha dato ragione a un ricorso ormai vetusto di dieci anni a passa, alla famiglia atea di uno studente medio, che ricorse contro la presenza in aula di detto simbolo.  Al di là di una chiosa sul fatto che c’è gente che non ha un tubo da fare, oltre che ingrassare in presunte (molto) cause di “principio” la genia degli avvocati, non mi dilungherò sul valore del cristianesimo, sulla bellezza del messaggio cristiano, sul valore che il crocifisso ha, religiosamente prima culturalmente poi, sul fatto che trovo maldestro discutere della presenza del crocifisso nelle scuole, mentre ormai da decenni si lavora alacremente a livello ministeriale, per eliminare le scuole dai crocifissi, non mi soffermerò su come io la pensi sulla necessità di rivedere profondamente la questione dell’educazione religiosa nella scuola pubblica (a scanso di dubbi la toglierei a favore dell’educazione civica). Quello che mi preme dire è che ormai stanno saltando tutti i parametri nella democrazia occidentale. Dire che il simbolo religioso della religione predominante e tradizionale, vada tolto, perché può offendere le altrui sensibilità, è una boiata. Eliminava forse la Roma imperiale e cosmopolita del II secolo d.C. le effigi imperiali e degli dei tradizionali quando inglobava un nuovo popolo (inglobava con le buone o le cattive)? Affatto! Impediva ai popoli annessi le proprie tradizioni e le proprie religioni? Imponeva la propria? Nemmanco. Impediva solo ciò che andava contro la legge di Roma e solo ciò che minava la lealtà ad essa. Quindi nemmeno vietava la costruzione di templi a dei che non fossero quelli “ufficiali” di Roma. Purché non si uscisse dal seminato. Ecco così dovrebbe essere, punto. Lo Stato è lo Stato. Con le sue leggi e regole. Che vanno rispettate. Come va rispetta la cultura e la tradizione d’un popolo. Se io vado a casa d’un milanista a trovarlo o per aggiustargli un muro e son della Juventus… mica pretendo che cambi squadra. Anzi. Mi limito al rispetto e a fare ciò per cui sono venuto e a richiedere il giusto compenso, non mi metto a criticar né la mobilia, né i quadri, che questo ha e nemmeno il gagliardetto del Milan. Così dovrebbe essere. E lo Stato dovrebbe perseguire quei comportamenti che ne violano le leggi. E se una Religione predicasse l’omicidio o la disobbedienza allo Stato, quella Religione, e tutto ciò che la richiama, sarebbe da dichiarare fuorilegge e da trattare come tale. Nel contempo lo Stato deve garantire a chiunque di poter praticare il proprio credo, purché ciò non violi delle leggi dello Stato (che ovviamente non possono essere a questo punto ispirate da UNA Religione, ma da valori PRAGMATICI e RAZIONALI). Fine. Il resto sono inutili dissertazioni che inaspriscono gli animi e generano strumentalizzazioni del messaggio religioso come quelle cui si assiste oggi dopo quella sentenza. I giudici UE, siano meno burocrati e abbiano più buon senso (non emulino alcuni loro colleghi italiani) e si occupino di quelle cause cui davvero verrebbe utilità al popolo europeo, che è ben lungi dall’esserci.

02/11/2009

meditazioni dal cavadenti

 

dentista.jpgIn questi giorni mi sto facendo “revisionare” la bocca, un po’ di sana pulizia alle zanne e qualche ritocco allo smalto….  E devo dire che durante le sedute dentistiche, mentre non posso parlare, perché ho almeno 2 mani e svariati strumenti di tortura in bocca, mentre mi concentro sulle orecchie del mio dentista, o sugli occhi della sua assistente (unica parte visibile,  poiché, ho notato, tra gli odontoiatri va di moda un look taliban style, per cui alle donne si permette di mostrare solo gli occhi tra cuffia e mascherina…), mi sono dedicato alla meditazione. E mi sono posto dei quesiti.

Cosa spinge uno a diventar dentista? Quale motivazione profonda può muovere un giovane a dire: io da grande farò il dentista? Quale passione può spingere uno a dire: farà scopo della mia vita rifare il sorriso alla gente? Non è forse più il sadismo di spaventare con aggeggi strani anche i più impavidi, o di torturare con pratiche degne del miglior manuale le altrui bocche? O il fatto di poter azzittire la gente e poter assistere alle grottesche espressioni che noi pazienti assumiamo mentre abbiamo almeno 2 mani in bocca, uno specchietto, una specie di saldatore a caldo, un uncino, una piccola fresa, un tubo che non capisco se butta o toglie l’acqua (mi par sempre d’annegare), un altro tubo e almeno un altro attrezzo di cui lo scopo non ci è chiaro? Il tutto sotto un fanale sparato negli occhi e lo sguardo del tuo dentista che oscilla tra l’annoiato e il disprezzo? Cosa mi chiedo può muovere un intelletto a dire: io sarò dentista? Poi ho visto il conto. È lì il perché mi è stato tremendamente chiaro.

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