11/09/2008

Ginevra, acceso il super acceleratore

Il primo fascio di protoni, «sparato» nell'anello di 27 chilometri, ha completato senza problemi il primo giro

GINEVRA - Nonostante i «piccoli problemi elettrici» sorti nella notte, si è acceso l'acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Colider (Lhc) del Cern di Ginevra. Il primo fascio di protoni è stato «sparato» e ha già completato il primo giro dell'anello lungo 27 chilometri della più grande macchina mai costruita al servizio della fisica. I ricercatori del centro di controllo del Cern di Ginevra hanno accolto con un applauso il completamento della prima fase dell'esperimento. Un grande applauso e un brindisi hanno salutato l'evento storico anche nella sede dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a Roma, in collegamento con il Cern di Ginevra. La tensione era altissima, a Roma come a Ginevra, dove i ricercatori hanno seguito le ultime fasi del percorso del fascio di protoni nell'anello dell'acceleratore seduti in cerchio attorno ai monitor del centro di controllo dell'Lhc. Erano presenti tutti gli ex direttori generali del Cern, compresi gli italiani Luciano Maiani, oggi presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e Carlo Rubbia. «È più emozionante di un lancio spaziale», ha detto il presidente dell'Infn, Roberto Petrozio, commentando tutte le fasi dell'evento. «Quello di oggi è un lancio del microcosmo che promette di avere un'importanza fondamentale per la fisica».

LAMPO DI PROTONI - Durante il giro è stato osservato anche un lampo di particelle mentre il fascio di protoni attraversava il gas residuo presente nel rivelatore di uno dei quattro esperimenti, il Cms. Non si tratta, naturalmente, di una collisione fra protoni perché in questo momento sta circolando un solo fascio, ma è la prima evidenza che tutto sta funzionando bene.

CACCIA ALLA «PARTICELLA DI DIO - Sono partiti dunque i quattro esperimenti previsti nel progetto più ambizioso della fisica moderna: gli scienziati sperano che possa materializzarsi il bosone di Higgs, detta la «particella di Dio», una particella inafferrabile che spiega l'esistenza della massa, mai individuata, ma solo ipotizzata dallo scienziato scozzese Peter Higgs. In sostanza si spera di ricreare le condizioni del Big Bang che ha generato l'universo svelando i misteri della fisica particolare. Altri esperti tuttavia hanno manifestato il timore che si possa invece generare anti-materia - i cosiddetti buchi neri - e questo ha scatenato l'interesse generale nei confronti della fisica delle particelle prima dell'avvio della macchina. Il Cern ha assicurato che le preoccupazioni sono infondate e che il Large Hadron Collider è sicuro.

«LA SPERANZA DI GRANDI SCOPERTE» - «Abbiamo due emozioni: la soddisfazione per aver completato una grande missione e la speranza di grandi scoperte davanti a noi». Così Robert Aymar, direttore generale del Cern di Ginevra, ha commentato il via agli esperimenti del maxi-acceleratore.

da Corriere.it

Tardigradi: gli animali «dallo spazio»

Facciamo un po' gli scienziati e in questi tempi di buchi neri e nuove avventure, non posso non essere soddisfatto del ritrovato protagonismo europeo in materia di ricerca spaziale per cui riporto alcuni spunti intressanti:

I minuscoli invertebrati sono sopravissuti nel cosmo, nonostante le radiazioni fortissime
Sono stati messi alla prova per 10 giorni, rimanendo esposti alle radiazioni e alla bassa pressione dello spazio, e solo alcuni non sono riusciti a sopravvivere ai raggi ultravioletti del Sole, che lassù è mille volte più forte che qui sulla Terra. Per il resto si sono comportati benissimo, e questa passeggiata cosmica pare non averli scalfiti minimamente. Stiamo parlando di un gruppo di esemplari di Tardigradi che gli scienziati della Kristianstad University svedese hanno prelevato in Kazakistan e hanno spedito nello spazio a bordo della sonda FOTON-M3 dell'European Space Agency (Esa), allo scopo di testarne la resistenza nel vuoto cosmico.

COSA SONO - I Tardigradi sono strani animaletti multicellulari microscopici (0,3 - 0,5 millimetri) che vivono nell'acqua, solitamente nutrendosi del succo citoplasmatico di alghe e muschi, ma in realtà, anche se non li vediamo, sono un po' ovunque, perfino vicino a noi. La loro particolarità consiste nel fatto che si rinsecchiscono se lasciati all'asciutto, salvo poi ritornare alla forma originaria e recuperare tutte le loro funzioni vitali una volta reidratati con una semplice goccia d'acqua, anche dopo anni. Quando sono essiccati, i tardigradi possono sopravvivere anche a pressione e temperature molto alte o molto basse (se ne trovano infatti anche nell'oceano, a 6 mila metri di profondità), oltre che a massicce quantità di radiazioni. Proprio questa loro nota capacità, che li rende pressoché indistruttibili, ha spinto i ricercatori svedesi a tentare l'esperimento.

SPAZIO E RITORNO – Due le morfospecie prescelte: il Richtersius coronifer e il Milnesium tardigradum. Nessun esemplare della prima ha resistito all'esposizione alle radiazioni ultraviolette senza schermatura, mentre 3 esemplari della seconda ce l'hanno fatta, e successivamente si sono perfino riprodotti. Questo fa di loro i primi animali in grado di sopravvivere nello spazio, dal momento che fino a ieri tale capacità era attribuita solo a licheni e batteri. Una volta tornati sulla Terra, i tardigradi sono stati reidratati – quindi risvegliati dal loro stato di vita latente – per essere analizzati e permettere così agli scienziati di capire come l'organismo di questi minuscoli animali ha reagito alle radiazioni UV e ai raggi cosmici, oltre che all'assenza d'aria, e comprendere se e come i vari organismi presenti sul nostro pianeta potrebbero sopravvivere a voli interplanetari.

Alessandra Carboni

Da Corriere.it